La ferrata Tridentina è tra i percorsi più frequentati di tutte le Dolomiti e sapendolo in anticipo mi ero tenuto questa opzione per un periodo di bassa stagione turistica, come ad esempio un fine Settembre, meteo permettendo. La realtà è stata un po’ meno rosea del previsto, e se il meteo è buono questa ferrata si conferma frequentatissima in qualsiasi periodo, condizionando un po’ i tempi di attraversamento dei tratti più difficili, dove si forma una lunga file di escursionisti in attesa. A parte l’affluenza, per tutto il resto questa ferrata merita ampiamente la fama di cui gode, è considerata poco difficile, offre magnifici panorami, sbocca su un lago alpino di rara bellezza ed ha un percorso di rientro molto interessante.

Avvicinamento
Uno dei meriti di questa ferrata è sen’altro di avere l’avvicinamento più breve che si possa desiderare. Infatti, è possibile lasciare l’auto lungo la strada che da Colfosco conduce a Passo Gardena, il parcheggio infatti è quasi sempre già pieno fin dalle prime ore del mattino, e percorso il breve sentiero che porta all’attacco, si è già agganciati alla fune.

Questo primo tratto è facile, ampiamente dotato di staffe che consentono di salire agilmente su roccia spesso umida.

La quota sale rapidamente e il panorama si apre sui tornanti della statale 243 per Passo Gardena

Il primo breve tratto di ferrata immette sulla rete di sentieri che collega Colfosco a Passo Gardena e consente un eventuale rientro in caso di necessità.

Eccomi al secondo attacco della ferrata, sul fianco della Torre Brunico, procedendo in comitiva per la numerosa presenza di escursionisti. Il percorso fino a qua è impegnativo ma non difficile, per niente esposto, e la disponibilità di staffe metalliche nei punti giusti evita qualsiasi preoccupazione.

La mancanza fin qua di veri passaggi alpinistici consente di godere spensieratamente del panorama, sia verso il basso su Colfosco e Corvara sia verso l’alto in avvicinamento alla Torre Exner. Incontro un’ampia ed affollata cengia dove posso rifiatare in attesa di affrontare il terzo tratto, ultimo e più impegnativo, ovvero la scalata della Torre Exner.



La salita è ora molto verticale, c’è da divertirsi perchè la roccia è molto appigliabile e si può procedere anche senza troppa trazione sulla fune.

Un po’ alla volta il percorso si fa meno verticale e la Torre viene aggirata da tratti più orizzontali ritrovando la vista sulla valle sottostante. Alcuni traversi esposti regalano vere emozioni.

Un ultimo tratto impegnativo porta ad una scaletta finale, devo dire forse il passaggio più delicato dell’intero percorso

Dopo avere aggirato alcune roccette lasciamo la Torre Exner attraverso un ponticello sospeso, vera chicca per chi non soffre di vertigini. Superato il ponticello ormai sono in vista del rifugio, mi rimane un breve tratto erboso in lieve pendenza per arrivare sulla conca dove sorge il rifugio Franco Cavazza.

Il terrazzo esterno è gremito di gente ma il servizio qui è impeccabile ed in poco tempo ottengo servito il pranzo con vista. Il rifugio è sovrastato dalla Cima Pisciadù, che vorrei raggiungere visto che i cartelli la indicano solo a 1 ora di distanza. Ci penso un po’ e poi desisto: vorrei godermi questa magnifica conca e il lago poco lontano, anche se scarso d’acqua in questo periodo.

Non mi rimane che il percorso di rientro attraverso la Val Setùs. Il sentiero è molto ripido ed èreso scivoloso dalla presenza di ghiaia e per questo abbondantemente dotato di funi che garantiscono una discesa sicura.



Conclusione
Davvero questa ferrata merita tutta la sua fama, oggi ho fatto uno dei percorsi più interessanti e gratificanti che ricordi. Consigliato anche ai non esperti, purchè affrontato insieme ad un accompagnatore competente che aiuti a superare alcuni passaggi delicati presenti lungo il percorso.
