Introduzione
Il toponimo “piz” è comune nelle aree dolomitiche e nelle Alpi Retiche e indica una sommità appuntita e aguzza, parente stretto del termine italiano “pizzo”. Il Piz è la cima più alta del massiccio del Conturines, che sovrasta l’Alta Badia e la vallata di San Cassiano in particolare. Arrivando dal bellunese, dai passi Falzarego e Valparola il massiccio si impone alla vista in virtù della notevole prominenza rispetto al fondovalle, conferendogli un carattere più maestoso rispetto a rilievi di pari altezza. Geograficamente appartiene al parco naturale Fanes-Sennes-Braies, un’area naturale protetta della provincia di Bolzano.

All’ingresso dell’Alta Badia (o al termine, dipende da dove si arriva) si trova la località Armentarola, piccola frazione di San Cassiano, un tempo zona di pascolo ed ora area turistica molto attiva, ma fuori dai centri densamente abitati della Val Badia. Una sorta di “reception” per chi arriva da Falzarego/Valparola.
Nei pressi di quest’area, salendo per una stradina che costeggia il torrente Gadera si giunge presso il ristorante Capanna Alpina dove un ampio parcheggio (a pagamento) vi consente di lasciare l’auto per il tempo della vostra escursione. Compreso nel pacchetto ci sono ottimi servizi igienici, ed una zona prativa dotata di tavolini in riva al torrente. Da sempre adoro questo luogo.

Avvicinamento
Non potrei desiderare un punto di partenza migliore per salire il Conturines. Gran parte degli escursionisti che passano da qui prendono il sentiero n. 20 per il rifugio Scotoni, raggiungibile in circa 30 minuti, oppure allungano per il bellissimo lago Lagazuoi o ancora per l’ancora più bella Cima Lagazuoi. Tutte opzioni ottime, ma oggi sono qui per il Conturines. Tengo quindi la sinistra al bivio e mi lancio sul sentiero n. 11 che attraversa Plan de Furcia e in breve si fa ripido conducendomi al Col de Locia, oltrepassato il quale si stende la bellissima valle Gran Plan dove pascolano tranquillamente mucche cavalli e asini godendosi l’erba di montagna e l’aria fresca del mattino.

La valle si fa lievemente in salita e raggiunto il Passo da L’Ega prendo la sinistra seguendo indicazioni per Piz Conturines/Piz Lavarela. Da qui la salita si fa impegnativa, oltrepasso dapprima un fitto bosco di mughi e mi addentro quindi nel ripido vallone sul fianco Nord del Conturines, che mi porta in prossimità del lago omonimo, in questo momento privo d’acqua

Superato il lago la salita continua ad essere impegnativa, siamo ormai oltre i 2.500 metri di quota ed ho passato la metà del dislivello totale.

La lunga salita mi ha portato alla fine del vallone, dove il sentiero si congiunge con il n. 12 che arriva dalla Val di Fanes, e dove si biforca per salire (volendo) al Piz Lavarela. Tengo la sinistra e arrivo alla base della cima, che ora si staglia contro il cielo in tutta la sua imponente bellezza.

Devo superare una valletta scendendo e poi risalendo un sentierino che taglia a zig-zag i detriti che circondano la cima. Ormai non manca molto e bisogna stringere i denti
La ferrata



Sono giunto finalmente al tratto attrezzato che mi separa dalla vetta, che sorride dai suoi 3.064 metri di quota. La ferrata inizia con una comoda scaletta, seguita da un traverso su roccia molto inclinata che porta ad una serie di altre due scalette. Al termine il cavo metallico ci porta sull’esile cresta dove occorre fare molte attenzione a causa dell’esposizione e del fondo detritico molto instabile.
Giunto alla vetta la soddisfazione è al culmine. Cerco uno spazio dove riposarmi e ristorare le fatiche con un po’ di cibo. Tutto attorno il panorama più bello che un escursionista possa desiderare, spaziando dalle cime di Fanes al Lavarela al Sass de la Crusc. Potrei resta qui per sempre.

Ovviamente la sosta non può durare molto, il pomeriggio è già iniziato, il cielo è coperto e non è prudente trattenersi sulla cima più del necessario. Riparto ma non prima di avere dato un ultimo sguardo alla vallata sottostante e a San Cassiano in particolare
Conclusione
Un’altra escursione memorabile da salvare nel libro dei ricordi. Tanta fatica ripagata con altrettanta soddisfazione. Mi sarebbe piaciuto salire anche il Lavarela, che si trovava lungo la strada, ma il tempo è mancato e quindi rimandiamo ad altra occasione.
