Cima Mulaz

Introduzione

Il Gruppo delle Pale di San Martino è il gruppo montuoso più esteso delle Dolomiti, a cavallo tra la provincia autonoma di Trento e quella (non autonoma) di Belluno. Offre innumerevoli sentieri e vie ferrate, oltre a un esteso altipiano roccioso, guglie aguzze con abbondanza di cime oltre i 3000 metri. Cima Mulaz è un “quasi tremila” facile, accessibile, ma faticoso. Data la sua posizione leggermente defilata rispetto al gruppo principale costituisce un punto di osservazione perfetto per ammirarne le cime, in particolare Cima della Vezzana ed il Cimon della Pala

Avvicinamento

Molte guide indicano il Passo Valles come punto di partenza consigliato, o in alternativa Malga Veneggia. Io invece lascio l’auto nell’ampio parcheggio di Passo Rolle e mi avvio sulla comoda stradina che porta prima al rifugio Cervino e poi a Baita Segantini. Arrivati qui è già festa per gli occhi, circondati dalle torri slanciate che attorniano la baita, posizionata strategicamente su una sella che domina l’accesso alla Val Veneggia. Ora procedo sul sentiero 710A, che almeno all’inizio è una carrareccia ricca di tornanti, che è possibile evitare accorciando in più punti attraverso i pendii erbosi. Stando alle carte dovrei incrociare ad un certo punto il sentiero 710 che risale i fianchi del Mulaz verso il passo omonimo. Sfortunatamente i detriti trascinati da neve e acqua hanno cancellato una parte del 710A e occorre quindi procedere a vista, tenendo d’occhio i punti in cui la traccia è più evidente in lontananza.

La Val Veneggia segue il corso del torrente Travignolo disegnando mezzo angolo giro attorno ai monti Castellaz e Costazza ed è percorribile su comoda carrareccia in leggera discesa se fatta da Baita Segantini verso Pian dei Casoni o viceversa in salita. Nel periodo tardo primaverile la valle è un tripudio di fiori che proliferano per le condizioni perfette di temperatura e umidità.

Salita al Passo Mulaz

La discesa da Baita Segantini lungo Val Veneggia fa perdere almeno 200 metri di quota, che vanno recuperati nella salita sul sentiero 710. La fatica si farà sentire di più al ritorno, quando al termine della discesa dalle pendici del Mulaz mi ritroverò a dover nuovamente risalire fino a Baita Segantini per poi ridiscendere a Passo Rolle. Mi avvio quindi deciso sul sentiero 710 che sale rapidamente consentendo di ammirare la valle sottostante che diventa più ampia e attraente man mano che si guadagna quota. Dopo circa 600 metri di faticosa salita si giunge infine al passo. A pochi minuti dal passo si trova il rifugio Volpi di Misurata al Mulaz dove è possibile fare una sosta per riprendere fiato. Mi son chiesto perchè abbiano intitolato un rifugio di montagna a questo industriale/finanziere/politico e scopro su web che i parenti diedero una generosa elargizione per la ristrutturazione avvenuta nel 1960. Passo Mulaz è il punto di inizio vero e proprio dell’ascensione, che da qui cambia decisamente carattere.

La salita alla cima è ben segnata ma non facile, sia per la presenza di pendii ghiaiosi piuttosto ripidi sia per i numerosi escursionisti che la affollano, soprattutto d’estate e con il bel tempo.

La vista su Cima della Vezzana e sul Cimon della Pala da qui è notevole, nonostante la giornata non perfettamente limpida e la presenza di nubi che limitano un po’ l’orizzonte. La fatica è come sempre ripagata.

Un tocco di campana

Caratteristica di Cima Mulaz è la presenza di un campanile di dimensioni ragguardevoli considerando il luogo. Il vibrante suono della campana è udibile dagli escursionisti che stanno salendo verso la cima ed incoraggia a percorrere gli ultimi tratti della salita. L’incisione presente sulla campana recita “AI CADUTIDELLA MONTAGNA ALPINI E ALPINISTI” e quindi viene suonata innanzitutto per questo nobile motivo. Ma ogni escursionista che arriva fin qui la suona anche per la soddisfazione del traguardo raggiunto e per salutare la bellezza della montagna.

Rientro e conclusione

Il rientro si è svolto esattamente sulla traccia della salita, ripassando per il Passo Mulaz, per la Val Veneggia, Baita Segantini ed infine Passo Rolle.

Un ultimo sguardo dall’alto alla Val Veneggia e poi mi tuffo sul sentiero di discesa, lungo e faticoso ma reso indimenticabile dalla bellezza dei panorami, dalla quiete dell’alta montagna, dai profumi della natura, dalle innumerevoli sensazioni che solo questi luoghi sanno trasmettere.